Non si vince a parole, ma con i fatti. Nella finale di Cardiff sono venuti meno gli uomini più importanti. Da Buffon a Bonucci, da Pjanic a Dani Alves, ma soprattutto Higuain e Dybala. Diciamolo con chiarezza. Bene la Coppa Italia, la terza. Benissimo il sesto scudetto consecutivo, quello della leggenda. Ma la delusione che si prova per la settima finale di Champions persa (più di ogni altro club) è cocente e davvero poco comprensibile per come è maturata. Un ko limpido a favore del Real e inaccettabile per la Juve arrivata a Cardiff su un’onda di consensi. Molto più di quello di Berlino di due anni fa. E non si venga a dire che chiunque avrebbe firmato per un risultato del genere al termine della stagione perché è una menzogna.

La Juve e i suoi tifosi puntavano alla Champions. E non può una squadra con un obiettivo così chiaro e ambizioso arrivare a questo appuntamento in simili condizioni fisiche e mentali. Innanzitutto stanca. Sulle gambe fin dal primo tempo. Imprecisa. Non si contano i passaggi sbagliati, soprattutto quelli di Dybala da cui sono scaturiti gol e azioni pericolose del Real Madrid. Poi un’impostazione sbagliata a centrocampo. Gli spagnoli avevano sempre un uomo in più, tre (Modric, Casemiro e Kroos) contro Khedira (fuori condizione) e Pjanic (evanescente). In più Marcelo e Carvajal allineandosi ai compagni rendevano ancora più evidente questo sbilanciamento lasciando spesso isolati Higuain, Mandzukic e un Dybala che si ostinava a rimanere fra linee di campo nelle quali veniva spesso stritolato.

Il salto di qualità, caro Allegri, si fa in partite come questa. Fuori dalle mura del campionato e della Coppa Italia era importante dare un segnale forte in Europa. E non si può considerare sempre e solo il percorso: il raggiungimento della finale. Ciò che conta, che resta poi nell’albo d’oro e nella storia sono i successi e alla Juve manca la Champions in maniera ossessiva. Confidiamo nel piano biennale annunciato più volte per tagliare questo significativo traguardo, ma le basi vanno poste anche con un’attenzione particolare alla partita determinante, la finale. Come ci è giunta la Juve? C’era forse troppa sicumera, troppa baldanza nello spogliatoio? Sono solo interrogativi.

E’ vero che prima di Cardiff non c’è stata nessuna festa ufficiale, ma se l’ambiente respira un’aria di leggerezza e si gongola nei selfie, difficilmente si trova la giusta concentrazione e la fame necessaria per centrare l’obiettivo. E il primo input dovrebbe arrivare dal presidente Andrea Agnelli spesso defilato in uno strano snobismo. Ma la Juve, esultanze a parte sugli spalti, quanto gli interessa ancora? Lo faccia capire. Intanto, complimenti all’umiltà del Real. Così si vincono 12 Champions League.

Fonte: Tuttosport