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Il peggior ricordo
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Il peggior ricordo

L’anno prima, nel Maggio del 1984 mi trovavo con i miei genitori a Basilea per assistere alla finale di Coppa delle Coppe. Avevo nove anni. Un bellissimo sogno ad occhi aperti per un bambino come me, dove ammiravo estasiato, luoghi bellissimi, migliaia di bandiere, canti a squarciagola e tante risate con gli amici dello Juventus Club Capan­nori. Dodici mesi dopo, la finale di Coppa dei Campioni. Il sogno mi sembrava non avere fine…

Purtroppo invece quel mercoledì 29 Maggio 1985, non fu un sogno. Fu il peggior incubo che fino a quel giorno, forse nemmeno la mente più malvagia poteva anche solo immaginare.

In quel 29 Maggio non ero all’Heysel, i miei genitori si. Ero rimasto a casa, con mia nonna Alda e mia zia Rosalba. Sul divano davanti alla televisione avevo preparato la maglia e la bandiera bianconera. Raccontavo loro di quanto fosse bella l’atmosfera di una finale… poi dalla televisione e dalla radio iniziarono ad arrivare le prime noti­zie. Il telefono in casa squillava in continuazione e la risposta di mia nonna era sempre la stessa: purtroppo non abbiamo notizie. Furono ore interminabili, non esistevano telefoni cellulari, e nessuno, ripeto nessuno aveva notizie. Non sapevamo neppure con esattezza a quale settore appartenessero i biglietti dei miei genitori. Speravamo e pre­gavamo. Era l’unica cosa che potevamo fare. Poi finalmente verso le due e mezzo della notte arrivò la telefonata tanto attesa: mamma e papà e gli amici dello Juventus Club Capannori stavano bene. Ricordo il pianto liberatorio come fosse ora.

Ho 50 anni… ne sono trascorsi 40 dalla strage… in questo momen­to sto guardando in televisione il documentario trasmesso dalla RAI sull’Heysel… il tempo è come pietrificato in quella notte maledetta dove 39 innocenti non hanno potuto fare quella telefonata rassicu­rante che tanti a casa come me mia nonna e mia zia quella notte aspettavano pregando.

Yuri Damiano Brugiati